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IMPREDICIBILITA' DEL |
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FUTURO O |
COMPLETA | |
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Le domande fondamentali dell'uomo nelle due scuole di pensiero che hanno caratterizzato il dibattito per oltre due millenni |
INTELLIGIBILITA' | |
| DELLA NATURA? |
Nel 1814, nella sua opera "Essai philosophique sur les
probabilités", Pierre Simon de Laplace, sotto l'influsso delle grandi conquiste
della fisica del '600, fondamentalmente ad opera di Galileo e Newton, aveva
scritto: " ammesso per un istante che una mente possa tener conto di tutte le
forze che animano la natura, assieme alla rispettiva situazione degli esseri che
la compongono, se tale mente fosse sufficientemente vasta da poter sottoporre
questi dati ad analisi, essa abbraccerebbe nella stessa formula i moti dei corpi
più grandi dell'universo assieme a quelli degli atomi più leggeri. Per essa
niente sarebbe incerto ed il futuro, così come il passato, sarebbe presente ai
suoi occhi", frase considerata emblematica del determinismo.
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| Il dipinto del pittore inglese J. Mallord W. Turner (The shipwreck) |
Con l'affermazione della teoria della relatività generale di Einstein, agli inizi del secolo scorso, sembrò che la natura avesse ormai svelato la gran parte dei suoi segreti e che da lì a poco gli ultimi dettagli sarebbero stati spiegati. Sembrava che il determinismo di Laplace avesse ormai definitivamente trionfato.
Ma cosa implica tale interpretazione deterministica delle conquiste scientifiche? È veramente possibile una comprensione laplaciana della natura? Se sì, come si concilia questa comprensione con la pretesa umana di decidere liberamente fra le diverse opzioni che continuamente ci si presentano? A questa domanda e ad altre ad essa collegate si sono dedicati nel corso di tanti secoli le menti umane più fertili a partire dai filosofi greci per finire ai grandi fisici della nostra epoca, ma una risposta non c'è ancora e non sembra che possa arrivare a breve.
Einstein, grande ammiratore di quello Schopenauer che aveva detto "l'uomo può fare ciò che vuole ma non può volere ciò che vuole", diceva che "Dio non gioca a dadi" e che "anche la luna, se avesse una coscienza, penserebbe di stare girando attorno alla terra perché così ha deciso e non certamente a causa della legge di gravitazione". Questa posizione è condivisa al giorno d'oggi da molti autorevoli fisici.
Secondo Stephen Hawking, d'accordo con Einstein nel considerare il tempo una ostinata illusione dovuta alla limitatezza dei nostri sensi, la scienza è vicina a "decodificare la mente di Dio".
Julian Barbour nel suo libro The end of time introduce il concetto di "capsula di tempo", una collezione di immagini della realtà connesse fra loro dalla legge di causa-effetto di cui la nostra coscienza sarebbe consapevole e che darebbero l'impressione illusoria del fluire del tempo. Il dipinto della figura, del pittore inglese J. Mallord W. Turner (The shipwreck) è citato da Barbour come una buona rappresentazione di questo concetto.
Ma cosa vuol dire intellegibilità senza consapevolezza e senza libero arbitrio? Se accettiamo che tempo, evoluzione e coscienza sono illusorie la discussione rischia di non avere seguito: ogni evento sarebbe congelato in una struttura atemporale fissa a priori, a noi invisibile e inaccessibile, e tutto ciò che ci caratterizza sarebbe illusorio, i pensieri, le memorie, i sentimenti, i progetti; ogni nostra azione sarebbe deprivata di qualsiasi significato. Non potremmo sfuggire dal fare ciò che facciamo perché le nostre azioni sarebbero già definite dalle leggi della natura.
La contraddizione rimane anche se rifiutiamo di accettare che, al contrario del nostro corpo, la nostra coscienza sia governata dalle leggi della fisica (come la res cogitans di Cartesio) e che sia quindi capace di guardare il mondo dal di fuori senza interagire con esso. Alla capacità di descrivere senza limitazioni il mondo materiale (inclusi il nostro corpo e le nostre azioni fisiche) non corrisponderebbe infatti la potestà di cambiare alcunché, neanche le nostre azioni fisiche. Il nostro libero arbitrio sarebbe impotente e quindi illusorio. E' l'opinione di Ilya Prigogine che nel suo libro La fin des certitudes non accetta che venga data all'uomo la responsabilità della rottura del determinismo universale e dell'evoluzione cosmica, considerandolo nello stesso tempo parte della realtà congelata nel blocco atemporale dello spazio-tempo. Per Prigogine il flusso irreversibile del tempo deve essere inserito fra le leggi fondamentali della fisica ed è ciò che tenta di fare il suo gruppo di ricerca a Bruxelles che ha recentemente proposto la esplicita costruzione di un superoperatore "tempo" per sistemi quantistici instabili.
I due concetti, la completa intellegibilità della natura ed il progresso delle scienze, con la connessa pretesa di controllare la natura, sono e rimangono esclusivi. La seconda non ha senso senza la prima ma se la prima è vera la seconda è illusoria. Né può risultare di aiuto l'artificioso determinismo probabilistico a molti universi di David Deutsch (cfr. The fabric of reality), in cui sono previste tutte le possibilità e gli umani possono realizzare le proprie scelte saltando, ahimé inconsapevolmente, da un universo all'altro.
Ma il determinismo ha sempre incontrato obiezioni ed ancor più ne incontra oggi. Un primo importante colpo giunse, già all'inizio del 1900, dalle conseguenze scientifiche e filosofiche della teoria dei quanti e, paradossi della vita, proprio per mano di Albert Einstein che con il famoso esperimento mentale EPR ne dimostrò l'incompletezza, in seguito dimostrata da precisi esperimenti pratici. La teoria dei quanti fa una precisa distinzione fra passato e futuro al momento in cui stabilisce il collasso della funzione d'onda e la riduzione da una sovrapposizione di stati possibili (futuro) ad un ben preciso stato come risultato di una misura (presente), quest'ultimo predicibile prima dell'esperimento solo in termini probabilistici. Il concetto, preso sottogamba per molto tempo, viene fuori in tutta la sua importanza soltanto adesso. Il problema nasce dal concetto di "osservatore" in fisica, cioè dalla ineluttabile presenza di chi decide cosa osservare e sperimentare e che prepara gli esperimenti appositi. Questo osservatore, che la fisica classica considerava senza interazioni con la realtà osservata e quindi esterno ad essa, assume nelle teorie quantistiche una posizione estremamente importante in quanto rompe la simmetria fra passato e futuro, dogma della fisica classica e del determinismo.
Il ruolo del tempo nella comprensione della natura assume così un valore mai assunto prima nella irrisolta dicotomia fra impredicibilità del futuro e intellegibilità della natura anche se, come si vede, le scuole di pensiero rimangono ancora le stesse due che hanno caratterizzato il dibattito per oltre due millenni: il tempo illusorio di Parmenide ed il divenire reale di Eraclito.

È vero tuttavia che da un po' di tempo si osserva un vasto movimento intellettuale che coinvolge praticamente tutte le discipline (filosofia, fisica, psicologia, biomedicina) e che tende a guardare con rigoroso occhio scientifico argomenti che sono stati finora relegati a livello fenomenologico come la mente, la coscienza, il tempo soggettivo per citarne alcuni. Tale ripresa di collaborazione interdisciplinare non può essere estranea all'attuale stato di stallo della conoscenza di base che, se da un lato ci permette già un enorme controllo della natura con ricadute tecnologiche ed economiche mai raggiunte prima d'ora, dall'altro lato sembra avere raggiunto confini difficili da oltrepassare senza radicali cambi di paradigma.
Il dibattito in corso è intenso e nuovi contributi scientifici continuano ad essere registrati nel corso degli innumerevoli convegni scientifici organizzati nel mondo. L'Istituto di Fisica Cosmica con Applicazioni all'Informatica del CNR di Palermo si è inserito in modo autorevole in questo dibattito sia aprendo al suo interno una linea di ricerca apposita sia mediante l'organizzazione di workshop scientifici internazionali di cui il primo già svolto con successo a Palermo nel Novembre 1999 ed il secondo, finanziato dalla NATO, da svolgersi nella Repubblica Slovacca a Maggio del 2002.
| Summary | ||
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The deterministic interpretation of last centuries' scientific achievements is discussed in the light of the recent intense debate about Quantum Mechanics and its results. If we consider the human perception of the arrow of time, the unresolved dichotomy free will-intelligibility of nature seems to be closely related to the comprehension of the nature of time and its representation in physics. |
These topics will be discussed in the NATO Advanced Research
Workshop "The Nature of Time:Geometry, Physics and Perception", to be held
in Tatranska Lomnica, The Slovak Republic, May 2002.
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